DA VEDERE!!

Sheryl, moglie e madre per vocazione, alle prese con il secondo matrimonio, fatica a reggere le fila di un nucleo familiare assemblato a suon di copia-incolla: Richard, marito/padre alla ricerca ossessiva di un improbabile successo editoriale, Dwayne e Olive, rispettivamente adolescente ribelle e mini-reginetta di bellezza di provincia, il nonno, cacciato dalla casa di cura perché cocainomane, e, ultimo in ordine di arrivo, lo zio Frank, fratello di Sheryl reduce da un tentato suicidio. Una sgangherata famiglia, quella degli Hoover, che si ritroverà in viaggio su un cadente pulmino verso il concorso di bellezza per bambine più famoso della California, Little Miss Sunshine, per cui la piccola Olive è stata selezionata.
Il viaggio, a dir poco movimentato, ridefinirà i rapporti, e darà occasione a ciascuno, in modo inatteso e imprevedibile, di riconciliarsi con se stesso prima che con gli altri. Due registi esordienti, un cast di tutto rispetto, una sceneggiatura brillante sostenuta da un concept temerario. Ci troviamo dinnanzi a qualcosa di raro: un'opera fresca, capace di intrattenere e al contempo canalizzare emozioni in modo naturale. L'estrazione videoclippara dei neo-directors rischia l'invadenza, ma, se i tempi comici appaiono in principio tarati su tempistiche quasi pubblicitarie, il tiro viene prontamente raddrizzato, per un minutaggio che scorre fluido, scandito dal ritmo a tratti incalzante di passaggi e battute memorabili. Rigorosamente on-the-road, si celebra a tutto tondo l'eccentricità del paradosso umano, a passo spedito attraverso le potenziali paludi della tragicommedia, battendo sentieri prossimi alla black comedy fino ai lastricati viottoli del grottesco suggerito. La sensazione, esaurita la trance cinematografica, già di per se indicativa della qualità della pellicola, è quella di un'opera realizzata da qualcuno che aveva realmente voglia di farlo. Tutto ciò non è poco. Anzi, è tanto.

Un salame al giorno toglie il malessere di torno.
L'arte di perdere - Elizabeth Bishop
L'arte di perdere s'impara presto;
tante le cose col segreto intento di andare perse,
che non è un disastro.
Perdi una cosa al giorno.
Con malestro accetta chiavi perse, un'ora al vento.
L'arte di perdere s'impara presto.
Perdi di più, più in fretta; al peggio apprestati:
luoghi e nomi e dov'è che avevi in mente di recarti.
Non sarà mai un disastro.
L'orologio di mamma ho perso;
e questa! che è l'ultima di tre case nel niente.
L'arte di perdere s'impara presto.
Ho perso due città, belle.
E, più vasti, altri regni, due fiumi, un continente.
Mi mancano, ma non è poi un disastro.
Anche perdere te (la voce, il gesto amato) non mi smentirà.
È evidente: l'arte di perdere fin troppo presto s'impara,
e sembra (scrivilo!) un disastro.
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..Intanto l'aria intorno è più nebbia che altro
l'aria è più nebbia che altro.
E' certo un brivido averti qui con me
in volo libero sugli anni andati ormai
e non è facile dovresti credermi
sentirti qui con me perché tu non ci sei
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi
mi piacerebbe sai sentirti piangere
anche una lacrima per pochi attimi..
...Marlene Kuntz....
Ma come torna la sindrome della felicità?
Forse ubricandosi a tremila metri.
Una telefonata con ritardo. Il ghiccio si scioglie, ma piano.
Che fatica panzientare.
Tornata.
Che passione.
Me ne vado. Vado in Val di Fassa ad ossigenare il cervello. A riprendere fiato. A perdifiato su piste assolate. SOLA. di nuovo. Che tristezza.
Cerco di non pensare a niente e vado via.
Le mie fughe però, ed a questo punto un ne son certa, servono a ben poco.
Vedremo.
E' una partenza che comunque implica un ritorno, comunque.
Tornerò. Forse riusciremo a parlare. Ma si è rotto tutto.
Come faccio? Cosa faccio? Cosa dirò? Come risponderò?
Ma soprattutto, ci riuscirò?
Non credevo che avrebbe fatto così male.
Va via anche la forza di respirare. Mi metto qui, in posizione fetale.
Aspetto. Ma devo scappare, ancora ancora ancora.
Lucia aiuta insieme a cappuccini e taralli al finocchio.
Ho un fazzoletto diventato appendice naturale della mano.
Come fa male.
Va via anche la forza di respirare.
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Eppure eravamo così felici...................................
